Femminicidio - 45Paralleolo_03

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Ultimo aggiornamento sito: 06/01/201906/01/201906/01/201921/06/2018

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Femminicidio

Editoriali...
“tu ed io siamo una cosa sola, non posso farti del male senza ferirmi” (Gandhi)

femminicidio, violenza sulle donne, violenza domestica, stalking, violenza psicologica, rapporto uomo/donna, parità dei diritti, rispetto reciproco...

“Codice rosso” è il nome del disegno di legge del Governo contro la violenza sulle donne: prevede interventi più rapidi da parte delle Forze dell’ordine e un iter processuale più semplice.
 
 
 


 
Senza voler entrare nel merito della proposta di legge citata abbiamo, senza ombra di dubbio, un primo tentativo volto a cercare di arginare il fenomeno della violenza sulle donne. Resta il fatto che questa legge e i successivi aggiustamenti non saranno sufficienti per porre fine alla spirale di violenza innescata.

Un “deficit” primariamente culturale determina quegli atteggiamenti “violenti” che possono degenerare nei ben noti “femminicidi”.

Affrontare la questione, oggetto di forte impatto mediatico ma anche di grande strumentalizzazione, solo attraverso normative che sanzionano ex post questi atteggiamenti violenti è un’incongruenza ed una superficialità, destinata a risultare ben presto effimera, se non del tutto inefficace.

E’ assolutamente necessario agire sul piano della formazione e dell’educazione; edificare la società fin dalle sue basi.

Occorre quindi “gettare le basi” per evitare che si consumino atti di violenza e nello specifico, violenza di genere. La violenza sulle donne è infatti da considerarsi una sottospecie più ampia di violenza, a cui di norma, in un eccesso di “distinguo” si tende a non ricondurla.

Si insiste (a ragione) sulla violenza del linguaggio (soprattutto di un certo linguaggio), e sull’intervento sul piano linguistico anche rispetto a porzioni di linguaggio che pur esprimendo differenziazioni non esprimono violenza, né offesa, se non volendole intendere in modo estremizzato.

Alla luce di ciò, agire, pensando di parificare la situazione femminile a quella maschile, e creare un analogo per il femminile, di ogni termine maschile, come per esempio “sindaco” e  “sindaca”, ci sembra un eccesso di formalizzazione, e sebbene la “forma sia sostanza”, pare di essere in presenza solo di un vuoto formalismo, incapace di cogliere l’aspetto più sostanziale di certe questioni e il profilo prelinguistico.

L’ “intervento” sul linguaggio non è qui dileguato come inutile ma va comunque integrato con tentativi su piani diversi, per sottolineare come sia uomini che donne debbano avere piena e pari dignità.

A tal proposito, non può non colpire il fatto che mentre ci si scandalizza molto per un certo uso del linguaggio, o per certe immagini pubblicitarie legate alla donna, poco ci si scandalizza per il fenomeno della prostituzione che popola indisturbato nelle nostre strade, come se l’“incontro tra le volontà” delle parti conferisca di per sé dignità etica alla condotta.

Ritornando però al concetto di “violenza”, c’è da dire che oltre la violenza verbale, c’è quella non verbale che si può sradicare a partire, anche ma non solo, da quella verbale.

Basti pensare a quanta violenza ancora permane nelle immagini, dai film in televisione ai videogiochi. Eppure esse incidono ben prima e più in fondo del linguaggio nel formare le coscienze. Quante volte si vedono Immagini forti che, di fatto, contengono messaggi violenti? Quanti di questi messaggi sono contenuti anche nei cartoni animati che vengono propinati ai bambini?

C’è da aggiungere che esistono tutta una serie di differenze strutturali già a livello del pensiero tra uomo e donna che fanno sì per esempio che la donna sia più incline alla riflessione, ad elaborare i propri sentimenti, a mediare con l’ “uso della parola” le proprie esigenze emotive. Il tutto senza eccedere nella semplificazione, va comunque a gettare presupposti per comportamenti inidonei, eccessivi, esageratamente passionali, che possono scaturire nella violenza sulla donna, tendenzialmente soggetto più debole, anche fisicamente.

Gelosia, possessività, incapacità di prendere atto della fine di una relazione si uniscono alla difficoltà che l’uomo tende, più della donna, a lavorare su se stesso, in senso introspettivo e si somma infine ad un contesto socioculturale fatto di relazioni fluide (o liquide), di maggiore solitudine, di difficoltà relazionali incentivate dall’uso dei social media, che appunto mediano le relazione e rendono assai più difficile sviluppare le capacità di entrare in un rapporto maturo ed empatico con l’altro.

Se da un lato la cultura, aiuta, dall’altro la società con i suoi innumerevoli e repentini mutamenti pone sfide nuove diverse, rispetto alle quali l’uomo, in generale e ancor di più il “maschio”, spodestato dalla sua tradizionale autorità, si rivela spesso impreparato.

Bisogna agire dapprima con l’educazione e NON solo sul piano normativo e delle sanzioni.

Nello specifico sarebbe opportuno educare ad improntare le relazioni, tutte, ma in particolare quelle affettive, sulla gentilezza e sul rispetto dell’altro, lavoro che implica non solo l’adozione di una serie di comportamenti ma l’adozione dell’abitudine ad un costante lavoro su se stessi, perché le radici della gentilezza si possono piantare solo in profondità. Occorre imparare che la relazione con l’altro non deve mai assumere nei termini del possesso, e che la passione amorosa deve saper cedere il passo all’amore per l’altro, che lungi dall’essere solo una passione è un sentimento che salvaguarda la sua libertà.

In sostanza bisogna prendere consapevolezza che amare è un’ “arte” che si apprende, e in quanto tale dev’essere oggetto di “insegnamento”. In un età in cui ogni desiderio è liberalizzato, diventa difficile far comprendere come l’amore passi anche attraverso la rinuncia e la frustrazione dei propri desideri, per l’altro. In realtà la nostra società con la liberalizzazione dei desideri affettivi e carnali, poco conosce dell’amore vero, che non mette mai al centro sé ma l’altro.

Con l’impronta materialistica presa dalla società l’amore come sentimento ha ceduto il posto a concezioni in cui l’amore è desiderio egoistico e possesso dell’altro. Non ci sorprende se poi tali concezioni che già contengono un principio di violenza, possono scaturire in violenze effettive e femminicidi di fronte a donne che reclamano la loro libertà e rifiutano di essere meri oggetti di soddisfacimento di desideri affettivi, emotivi e fisici.

Questo amore, se così si può chiamare, non rende liberi ma schiavi.

Si tende a ricondurre il fenomeno dei femminicidi ad una concezione retrograda della donna e ad una concezione machista dell’uomo. In realtà, ad una più attenta analisi, anche di natura psicologica, ci si rende conto che non è così. Di frequente, alle spalle di atteggiamenti violenti da parte dell’uomo c’è un vissuto familiare in cui la madre è figura predominante e soffocante e il padre non particolarmente forte.

La carenza di conflittualità e l’eccesso di maternage spesso sono i fattori che spingono l’uomo ad assumere condotte violente, a conferma di quanto intuisce il senso comune sulla debolezza che si cela dietro un’apparente manifestazione di forza.

Oggi i ragazzi affrontano a scuola l’educazione sessuale che, purtroppo, si limita a fornire informazioni sulla contraccezione e sugli eventuali rischi per la salute senza trattare con profondità l’argomento della complessità dei rapporti uomo/donna.  

C’è una maniera diversa di affrontare lo stesso problema, c’è un modo diverso di vivere le emozioni… non è possibile, oggi, limitarsi a dire “se trombate usate il preservativo”. Il rispetto della persona, il rispetto delle idee altrui, la banale “buona educazione” devono entrare a far parte della vita di questi ragazzi.

Chiaramente si parla di un lavoro generazionale ma è necessario iniziare immediatamente. Una volta c’erano le regole del “bon ton”, c’erano i corsi di “economia domestica”, “educazione civica”, ecc.

Ebbene nella scuola di ogni ordine e grado serve una nuova materia che a partire dai più piccoli insegni e faccia prendere coscienza di cosa significa vivere insieme ad altre persone… e nella nostra società.

Aggiungiamo che bisogna far capire che “non bisogna subire”, che “bisogna chiedere aiuto”, che “non bisogna vergognarsi” e che le Istituzioni “ci sono e sono pronte” a supportare chi è in difficoltà.  

Questo tipo di presa di coscienza servirebbe a combattere la violenza in generale e non solo quella verso le donne.

Chiaramente questo nuovo modo di educare va tarato con l’età degli alunni e con la loro crescita si potranno inserire gradualmente anche altri argomenti quali “l’educazione sentimentale”, “le differenze di pensiero/comportamento tra uomo e donna” e solo alla fine quella che è definita “educazione sessuale”.

Educazione sessuale che NON DEVE fermarsi solo alla “parte tecnica” ma deve far capire a chiare lettere che deve esistere, anche in questa sfera intima, il rispetto reciproco e che per tutte le cose da affrontare insieme bisogna essere sempre “volontari e consenzienti”.

Ovviamente dal basso deve partire una richiesta forte di intervento verso la politica… è la politica che deve raccogliere queste istanze e farle proprie senza perdere ulteriore tempo.

Politica che non legifera e poi pubblica sulle reti televisive spot contro la violenza e, ad esempio, la disparità dei trattamenti economici tra uomo e donna. Ma questi politici, i sindacati e tutte le altre entità che detengono il potere decisionale perché non affrontano il tema in maniera organica?

Si potrebbe prendere esempio da un lontano passato. Mai sentito parlare del KAMA SUTRA? E’ inutile sorridere o pensare male:

…Il Kama Sutra consta di 36 capitoli, organizzati in sette libri e 64 parti, ognuna delle quali scritta da un esperto nel rispettivo campo.
Il Kama Sutra contiene un totale di 64 posizioni sessuali anche rappresentate. Hanno diversi nomi, come ad esempio quelli degli animali o delle azioni degli animali. Vatsyayana credeva che ci fossero otto modi di fare l'amore, moltiplicati per otto posizioni per ognuno.
 
Nel libro queste sono note come le 64 Arti. Il capitolo che elenca le posizioni è il più famoso e per questo è spesso scambiato per l'intera opera. Tuttavia, solo circa il 20 per cento del libro è dedicato alle posizioni sessuali. Il resto è una guida su come essere un buon cittadino e parla delle relazioni fra uomini e donne.” (Fonte WIKIPEDIA)
 

Opera scritta tanti secoli fa che prendeva in esame svariati aspetti del rapporto uomo/donna e sul comportamento del buon cittadino. L’opera tratta gli svariati argomenti riferendosi alla società indiana dell’epoca ma… perché non prendere esempio e realizzare dei corsi che trattino il tema in maniera adeguata ai nostri tempi e alla nostra società? Perché non introdurre una materia specifica nelle scuole? Sarebbe l’unico modo per affrontare in modo razionale tutta una serie di problematiche che oggi ci lasciano basiti.

Chiaramente l’insegnamento non basta. Serve anche l’impegno delle famiglie che devono dare il giusto esempio ai ragazzi… altrimenti sarà uno sforzo inutile. Come si può pretendere, tanto per semplificare, che non si parcheggi l’auto su un posto riservato ai disabili se sin da piccoli i bambini vedono i propri genitori comportarsi in maniera errata?

Una fortissima azione culturale da un lato; l’applicazione di norme e leggi; la certezza della pena; il supporto incondizionato alle vittime; la loro protezione IMMEDIATA… sono questi gli strumenti idonei che, integrati tra loro, possono contrastare un fenomeno, a dir poco, odioso senza dover approvare l’ennesima legge che risulterebbe inefficace e per certi versi anche squilibrata.

La violenza, in tutte le sue forme, si può combattere. Ma non si può pensare che questa lotta si possa vincere solo con le sanzioni. Serve un nuovo modo di insegnare, di educare che, nel lungo termine, possa portare alla limitazione di certi atti. E il tutto senza fare differenziazioni sulla base di età, razza, religione, sesso e altro.

 

Associazione Socio Culturale 45° parallelo
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